film di Nanni Moretti, «Santiago, Italia»

Il nuovo film di Nanni Moretti, «Santiago, Italia» è un inno sobrio, emozionante e rigoroso al valore della memoria, uno dei beni che stiamo maggiormente perdendo in questo tempo «presentista», indifferente al passato e spaventato dal futuro.

Per una generazione di ragazzi italiani il Cile è stato sogno e tragedia, allegria e disperazione. Sembrava fosse finalmente possibile coniugare socialismo e libertà, i due fratelli separati del comunismo del Novecento. Dove non era riuscito Dubcek, schiacciato nel sangue dai carrarmati sovietici, sembrava poter riuscire il mite Allende che ribadiva il legame della sua esperienza con i più sofferti valori del Novecento: la democrazia, il pluralismo, il consenso popolare.

Che paradosso pensare oggi che per centinaia di migliaia di ragazzi italiani il Cile, un Paese lontano, fosse ragione di un incessante, quotidiano impegno civile: volantini, manifestazioni, assemblee scolastiche, concerti con gli Inti Illimani. E, come ricorda con nitidezza il film di Moretti, lo fosse anche, per tante aziende e famiglie italiane, il cercare un posto di lavoro o un letto per questi esuli politici, fuggiti da lontano e ospitati come fratelli nelle case della provincia del nostro Paese. È pensabile oggi qualcosa di simile? O non siamo invece travolti da una nuova retorica?

Il Cile, chiamando in causa libertà e dittatura, non permette, come dice Moretti, di «essere imparziali». E la vita, l’ambiente, il nostro futuro non ci consentono davvero di essere «indifferenti».